Pensieri

"Oh! Fortunato me stesso se posso abbandonarmi e riposare nel tuo Sacro Costato, in quella bella ferita d’amore che emana fiamme di carità ed incendia i cuori ad ogni istante".

"Oh! Cuore Amorosissimo del mio Gesù, per me squarciato dalla lancia di Longino, è proprio quella tua gran ferita di amore che mi accresce la fede, la speranza e mi accende di santa carità. Ed io in essa mi rifugio, in essa mi nascondo e mi inabisso; essa sarà la mia salvezza. Nascosto entro il Cuore tuo, da esso compreso, oh! io non potrò perdermi: io mi salverò: io sarò dolce vittima dell’amore al Sacro Cuore, morrò consumato di amore per esso [...]. Al tuo Cuore ricorro come a sicuro asilo, nel tuo Cuore io mi nascondo; l’esule quivi trova il suo asilo sicuro, quivi il suo dolce nido, il nido d’amore".

"Procurerò comunicare a tutti l’abbondanza dell’amore che Gesù NS ci porta, affinché tutti lo amino e nessuno l’offenda".

"Sono Sacerdote tuo, ma io voglio essere Sacerdote tuo santo che zeli l'amor tuo, la salute delle anime, pecorelle, che Tu mi affiderai".

Don Eustachio Montemurro

itsqzh-CNentlidptes
Martedì, 03 Marzo 2020 14:22

Carisma e Spiritualità

Vota questo articolo
(0 Voti)

Procurerò comunicare a tutti l’abbondanza dell’amore che Gesù NS ci porta, affinché tutti lo amino e nessuno l’offenda (1).

Tu spargi fino all’ultima stilla il Sangue Preziosissimo Tuo. Ed ecco, permetti che ti facessero l’ultimo strazio. Ti perforano il petto e ne esce il tuo Cuore generoso. E’ spremuta l’ultima goccia; Tu lo hai versato tutto, ma il tuo Cuore ricettacolo di celeste amore è già scoverto all’adorazione dei figli tuoi (2).

Ah! Diletto, che io trovi un rifugio nel tuo cuore, che io mi nasconda entro il tuo sanguinante costato. Effondi su di me qualche goccia di Sangue del Getsemani e del Calvario, purificami e fammi tuo per sempre (3).

Oh! Fortunato me stesso se posso abbandonarmi e riposare nel tuo Sacro Costato, in quella bella ferita d’amore che emana fiamme di carità ed incendia i cuori ad ogni istante (4).

Sono Sacerdote tuo, ma io voglio essere Sacerdote tuo santo che zeli l'amor tuo, la salute delle anime, pecorelle, che Tu mi affiderai (5).

Fammi tuo apostolo, divino Amore. Che io soffra, sì, ma soffra per la tua santa causa, per essere apostolo, per zelare il tuo amore, per la tua gloria e per la salute delle anime a Te care, redente col Preziosissimo Sangue tuo (6).

Comanda dunque, mio bel Padrone, comanda pure al servo esule Eustachio di Gesù e Maria ed egli lieto, allegro, come se corresse a festa e a danza ti ubbidirà [...]; egli verserà nel Sacro tuo Costato le sue ansie e le sue angosce e nel bel cuore della Mamma tua e sua i suoi sospiri (7).

Sì, mio Diletto, innamorami di Te, innamorami del tuo Cuore, innamorami della tua vita, della tua Passione; che io ti ami sempre, ti contempli sempre, parli ai cuori e alle anime di Te e a Te le riconduca (8).

Oh! Cuore Amorosissimo del mio Gesù, per me squarciato dalla lancia di Longino, è proprio quella tua gran ferita di amore che mi accresce la fede, la speranza e mi accende di santa carità. Ed io in essa mi rifugio, in essa mi nascondo e mi inabisso; essa sarà la mia salvezza. Nascosto entro il Cuore tuo, da esso compreso, oh! io non potrò perdermi: io mi salverò: io sarò dolce vittima dell’amore al Sacro Cuore, morrò consumato di amore per esso [...]. Al tuo Cuore ricorro come a sicuro asilo, nel tuo Cuore io mi nascondo; l’esule quivi trova il suo asilo sicuro, quivi il suo dolce nido, il nido d’amore (9).

Signore, fammi un uomo nuovo, vestimi della veste dei tuoi innamorati. Ciò è possibile, se Tu vuoi. Che io sia testimone al mondo di quello che può l’amore di un Dio. Ti amo, Diletto, ti amo; che possa ovunque rendere testimonianza dei miracoli che Tu operi in me (10).

Povera Madre, il dolore ti ha conquisa, il dolore ti ha fatto muta. Tu non emetti gemiti, né lamenti. Stabat Mater dolorosa... Oh! amate una Madre così buona, una Madre così santa, una Madre così misericordiosa, la quale anche questa volta, nella piena del dolore, vi accetta come figli e pronunzia per voi le ineffabili parole di ossequio a Dio: Ecce Ancilla Domini (11).

Cerchiamo di rassomigliarci all'Addolorata Maria e, quando l'afflizione ci percuote, ricordiamoci che essa è divina chiamata al triste, perché si faccia buono, al buono, perché si faccia ancor più buono, e all'eletto, perché diventi angelo (12).

Oh! io, bella Mamma, vado orgoglioso di sapermi tuo figliolo, figliolo di Maria, figlio della Madonna, figlio di Maria Addolorata, ed imploro da Te, a mani giunte, che mi faccia santo, gran santo e presto santo (13).


(1) EM, Epist., II, p. 569, n. 44
(2) EM, Diario spir. 1904-5, 2° ed. p. 118
(3) Ivi, p. 118-119
(4) Ivi, p. 270
(5) Ivi, p. 267
(6) Ivi, p. 270
(7) Ivi, p. 218
(8) Ivi, p. 270
(9) Ivi, pp. 281
(10) EM, Ivi, pp. 282-283
(11) EM, Predicazione, p. 83
(12) Ivi, p.72
(13) EM, Diario spir., 1904-5, 2° ed. p. 39

Altro in questa categoria: « Amore riparatore

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

L'utilizzo dei cookie concorre al buon funzionamento di questo sito e favorisce il miglioramento dei servizi offerti all'utente. L'accesso ai contenuti del sito e l'utilizzo dei servizi implica accettazione dell'utilizzo dei cookie.
Cookie & Privacy Policy Accetto