Pensieri

"Oh! Fortunato me stesso se posso abbandonarmi e riposare nel tuo Sacro Costato, in quella bella ferita d’amore che emana fiamme di carità ed incendia i cuori ad ogni istante".

"Oh! Cuore Amorosissimo del mio Gesù, per me squarciato dalla lancia di Longino, è proprio quella tua gran ferita di amore che mi accresce la fede, la speranza e mi accende di santa carità. Ed io in essa mi rifugio, in essa mi nascondo e mi inabisso; essa sarà la mia salvezza. Nascosto entro il Cuore tuo, da esso compreso, oh! io non potrò perdermi: io mi salverò: io sarò dolce vittima dell’amore al Sacro Cuore, morrò consumato di amore per esso [...]. Al tuo Cuore ricorro come a sicuro asilo, nel tuo Cuore io mi nascondo; l’esule quivi trova il suo asilo sicuro, quivi il suo dolce nido, il nido d’amore".

"Procurerò comunicare a tutti l’abbondanza dell’amore che Gesù NS ci porta, affinché tutti lo amino e nessuno l’offenda".

"Sono Sacerdote tuo, ma io voglio essere Sacerdote tuo santo che zeli l'amor tuo, la salute delle anime, pecorelle, che Tu mi affiderai".

Don Eustachio Montemurro

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Martedì, 03 Marzo 2020 11:59

Fondatore

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Mosso dunque dalla grazia dello Spirito Santo e incoraggiato dal Servo di Dio, Antonio M. Losito a dare avvio a opere permanenti di servizio pastorale e di educazione civica e religiosa, il 21 novembre 1907 fonda la Congregazione dei Piccoli Fratelli del SS.mo Sacramento per il culto eucaristico e la formazione di buoni parroci. Il 1° maggio 1908 fonda le Figlie del Sacro Costato per la riparazione delle offese che il Cuore di Gesù riceve specialmente dalle persone consacrate, e per l'educazione cristiana e civica delle fanciulle del popolo.

Per circa tre anni, suscitando vivo interesse anche fuori della sua diocesi, don Eustachio attende alla fondazione e allo sviluppo delle due Congregazioni. Qualche ecclesiastico di Gravina, però, ritenendo "eccesso di zelo" l'operato di lui previene il vescovo di Gravina, Nicola Zimarino.

A nulla vale per il presule l'aver consultato il canonico Annibale Maria Di Francia, dal quale riceve ottime garanzie sul Montemurro sia riguardo ai principi che lo animano, sia riguardo al progetto della sua incipiente fondazione. Il Di Francia, colto l'aspetto più originale del pensiero dell'amico Montemurro, il 1° ottobre 1910 scrive al vescovo di Gravina, mettendone in risalto lo scopo:

“Si tratterebbe di uno scopo assai santo, di colmare un vuoto che da secoli esiste nella Chiesa, di formare centri di salute eterna in ogni parrocchia, e di organizzare così il gregge di Dio, formando l'azione pastorale dei parroci quale deve essere all'altezza ed ampiezza della loro sacra responsabilità e del loro sacro ufficio”.

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