Pensieri

"Oh! Fortunato me stesso se posso abbandonarmi e riposare nel tuo Sacro Costato, in quella bella ferita d’amore che emana fiamme di carità ed incendia i cuori ad ogni istante".

"Oh! Cuore Amorosissimo del mio Gesù, per me squarciato dalla lancia di Longino, è proprio quella tua gran ferita di amore che mi accresce la fede, la speranza e mi accende di santa carità. Ed io in essa mi rifugio, in essa mi nascondo e mi inabisso; essa sarà la mia salvezza. Nascosto entro il Cuore tuo, da esso compreso, oh! io non potrò perdermi: io mi salverò: io sarò dolce vittima dell’amore al Sacro Cuore, morrò consumato di amore per esso [...]. Al tuo Cuore ricorro come a sicuro asilo, nel tuo Cuore io mi nascondo; l’esule quivi trova il suo asilo sicuro, quivi il suo dolce nido, il nido d’amore".

"Procurerò comunicare a tutti l’abbondanza dell’amore che Gesù NS ci porta, affinché tutti lo amino e nessuno l’offenda".

"Sono Sacerdote tuo, ma io voglio essere Sacerdote tuo santo che zeli l'amor tuo, la salute delle anime, pecorelle, che Tu mi affiderai".

Don Eustachio Montemurro

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Sabato, 22 Giugno 2019 17:48

Gli inizi

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Il 18 aprile 1905, Martedì Santo, Eustachio Montemurro, riflettendo su quanto gli è stato possibile fare a pro di Angela Cavalluzzi, una giovane di 22 anni, accolta bambina nell’orfanotrofio gestito dalla Congregazione di Carità mentre lui ne era presidente, accenna per la prima volta all’ispirazione avuta di fondare un Istituto per l’educazione delle figlie del popolo.
Il 20 Aprile, Giovedì Santo, sosta a lungo ai piedi del tabernacolo in intimo colloquio col Cristo, che adora presente nell’Eucarestia. Sotto l’azione dello Spirito Santo, fissa lo sguardo sul costato squarciato, adora il cuore del Redentore e prega che gli sia concesso di stabilire in esso la sua dimora. Affonda in questa esperienza interiore la genesi del carisma dei suoi Istituti. 

Il 1° maggio 1908, dopo aver dato inizio alla Congregazione maschile dei Piccoli Fratelli del SS.mo Sacramento (21 nov. 1907), accoglie a vita comune - in un appartamento del palazzo Guida a Porta Reale - Chiara Terribile, giovane vedova di Gravina (39 anni), sua penitente, e Maria Lucia Visci. Con queste due volenterose donne che avvia ad una rudimentale forma di vita religiosa, Montemurro dà inizioall’Istituto delle Figlie del Sacro Costato avente lo scopo d’insegnare il Catechismo nelle Parrocchie e provvedere all’educazione religiosa delle figlie del popolo per mezzo delle scuole di lavoro. 
Il 5 giugno Chiara e M. Lucia si trasferiscono al palazzo Loglisci in via Giardini, in due stanze a pian terreno messe a disposizione dalla sig.na Filomena Loglisci e sorelle.
In questa nuova dimora Chiara riceve il nome di Sr Addolorata e Maria Lucia quello di Sr M. Immacolata.

L’anno successivo da marzo a novembre il gesuita p. Gennaro M. Bracale, che incoraggia la fondazione di don Eustachio e gli offre consigli, invia alcune giovani alle quali il Montemurro aveva previamente presentato l’incipiente Istituto del Sacro Costato; queste vengono accolte maternamente da Sr Addolorata. Tra di esse si distingue la ventitreenne grottagliese M. Addolorata, che con altre tre giunge a Gravina il 25 agosto accompagnata dallo stesso don Eustachio e dal canonico Annibale M. Di Francia che vi si reca per conoscere le Opere del Montemurro.

Nel dicembre1909 Montemurro trasferisce un primo nucleo di Figlie del S. Costato in alcuni locali del convento “S. Sofia”, per dare una sistemazione adeguata alle giovani aspiranti. Nella parrocchia di S. Francesco le prime Figlie del Sacro Costato iniziano la loro missione, insegnando il catechismo ai fanciulli; mentre quelle di casa Loglisci curano i paramenti della cattedrale e di altre chiese di Gravina, confezionano ostie e attendono a lavori di ricamo.

Nel 1910 entrano altre giovani da Ceglie Messapico, Ostuni, Grottaglie, Gravina e Minervino Murge. A queste giovani Montemurro addita il Cristo Crocifisso dal costato squarciato e le aiuta a scoprire la dimensione del carisma che sono chiamate ad irradiare nel mondo. Il suo compagno don Saverio Valerio impartisce loro frequenti istruzioni catechistiche. 

La Congregazione delle Figlie del Sacro Costato, a cui confluiscono giovani di ogni età e condizione sociale, suscita interesse e riscuote apprezzamenti dal popolo, da alcuni del clero di Gravina e da non pochi ecclesiastici e vescovi di altre diocesi.

Il 21 aprile 1910 mons. Staiti, vescovo di Andria, accoglie le Figlie del Sacro Costato a Minervino Murge e, dopo averne personalmente esaminato la vocazione, le ammette alla vestizione religiosa che ha luogo il 29 aprile. Tra le quattro cui viene dato l’abito c’è M. Addolorata Quaranta, che riceve il nome di Sr Teresa di Gesù e Maria. Il rito si svolge nella cappella della famiglia Barbarossa.

L’abito era composto di un saio di color tabacco con ampio piegone, fungente da pazienza, e maniche della stessa larghezza, cintura di cuoio con corona dell’Addolorata; cuffia e soggolo bianco; velo nero.

Il 19 maggio 1910, Montemurro, su richiesta di mons. Felice Del Sordo, vescovo di Venosa, costituisce a Spinazzola una comunità di Figlie del Sacro Costato, accompagnando personalmente le quattro giovani con a capo Teresina D’Ippolito, che aveva ricevuto il nome di Suor Maria della Santa Croce. A Spinazzola, dove imperano la massoneria e il socialismo, “la fede era quasi del tutto spenta”.

L’11 gennaio 1911, in risposta alle istanze di mons. Ignazio Monterisi, altre quattro giovani, dopo aver ricevuto l’abito religioso dalle mani di mons. Francesco Paolo Carrano, arcivescovo di Trani, sono accompagnate dal Montemurro a Potenza dove iniziano subito la loro missione: catechismo, Pia Unione delle Figlie di Maria, asilo infantile e laboratorio di ricamo e cucito.

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