Pensieri

"Oh! Fortunato me stesso se posso abbandonarmi e riposare nel tuo Sacro Costato, in quella bella ferita d’amore che emana fiamme di carità ed incendia i cuori ad ogni istante".

"Oh! Cuore Amorosissimo del mio Gesù, per me squarciato dalla lancia di Longino, è proprio quella tua gran ferita di amore che mi accresce la fede, la speranza e mi accende di santa carità. Ed io in essa mi rifugio, in essa mi nascondo e mi inabisso; essa sarà la mia salvezza. Nascosto entro il Cuore tuo, da esso compreso, oh! io non potrò perdermi: io mi salverò: io sarò dolce vittima dell’amore al Sacro Cuore, morrò consumato di amore per esso [...]. Al tuo Cuore ricorro come a sicuro asilo, nel tuo Cuore io mi nascondo; l’esule quivi trova il suo asilo sicuro, quivi il suo dolce nido, il nido d’amore".

"Procurerò comunicare a tutti l’abbondanza dell’amore che Gesù NS ci porta, affinché tutti lo amino e nessuno l’offenda".

"Sono Sacerdote tuo, ma io voglio essere Sacerdote tuo santo che zeli l'amor tuo, la salute delle anime, pecorelle, che Tu mi affiderai".

Don Eustachio Montemurro

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Martedì, 03 Marzo 2020 12:06

L’ora della croce

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Purtroppo, mons. Zimarino, che pure apprezza Montemurro per la sua cultura, la pietà e l'integrità di vita, non ritiene realizzabili le Opere da lui avviate. Con suo ripetuto ricorso alla Congregazione dei Religiosi, il prelato provoca il Decreto 21 febbraio 1911 per la soppressione degli Istituti avviati dal suo sacerdote e il 23 giugno 1911 lo applica nella sua diocesi.

Don Eustachio, che ha sempre manifestato ferma decisione specie nel campo della giustizia, nella difesa dei poveri, nella tenacia dei propositi, dinanzi a tali accuse infondate, si sottomette alla volontà di Dio Padre e in tutto segue Gesù Cristo che, mite e umile, sale il Calvario. Egli non contesta, beve il calice dell’incomprensione e obbedisce in maniera incondizionata al suo vescovo e a tutti i superiori ecclesiastici, che lo privano della direzione delle Opere da lui fondate.

Circostanze particolari portano all'affidamento dei due Istituti al can. Annibale Maria Di Francia, amico di Montemurro e suo difensore presso la Congregazione dei Religiosi. Al redentorista p. Antonio Maria Losito, suo direttore spirituale, don Eustachio scrive:

“Padre, io non ricuso lavoro, ma se il Signore volesse da me ora questa prova dell'amore che gli porto cioè che mi distacchi dalle Opere in cui mi ha messo e che vada altrove in cerca di asilo, come Egli è andato, per diversi luoghi, io voglio contentare quel Cuore Adorabile che tanto ha sofferto per me nelle agonie del Getsemani e negli strazii del calvario [...]. Di nessuna maniera voglio recare dispiacere al Santo Padre”.

Vescovi, cardinali e prelati si stringono attorno a don Eustachio. Essi constatano che il medico-sacerdote, fondatore di Opere utili alla Chiesa, è vittima di incresciose macchinazioni umane e con lettere ai dicasteri della Curia romana, al Papa e al visitatore apostolico difendono la sua pietà, umiltà, obbedienza e l'utilità grande del suo progetto di fondazione per la rivitalizzazione della Chiesa, specie del Mezzogiorno d'Italia.

Pio X, con suo telegramma, precedente l'8 dicembre 1911, consente il proseguimento dell'opera femminile e con ulteriore intervento del 28 giugno 1913, prega il vescovo di Gravina di permettere che don Eustachio e il suo compagno, don Saverio Valerio, possano passare alla diocesi di Nola e svolgere apostolato a Valle di Pompei.

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