Pensieri

"Oh! Fortunato me stesso se posso abbandonarmi e riposare nel tuo Sacro Costato, in quella bella ferita d’amore che emana fiamme di carità ed incendia i cuori ad ogni istante".

"Oh! Cuore Amorosissimo del mio Gesù, per me squarciato dalla lancia di Longino, è proprio quella tua gran ferita di amore che mi accresce la fede, la speranza e mi accende di santa carità. Ed io in essa mi rifugio, in essa mi nascondo e mi inabisso; essa sarà la mia salvezza. Nascosto entro il Cuore tuo, da esso compreso, oh! io non potrò perdermi: io mi salverò: io sarò dolce vittima dell’amore al Sacro Cuore, morrò consumato di amore per esso [...]. Al tuo Cuore ricorro come a sicuro asilo, nel tuo Cuore io mi nascondo; l’esule quivi trova il suo asilo sicuro, quivi il suo dolce nido, il nido d’amore".

"Procurerò comunicare a tutti l’abbondanza dell’amore che Gesù NS ci porta, affinché tutti lo amino e nessuno l’offenda".

"Sono Sacerdote tuo, ma io voglio essere Sacerdote tuo santo che zeli l'amor tuo, la salute delle anime, pecorelle, che Tu mi affiderai".

Don Eustachio Montemurro

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Martedì, 03 Marzo 2020 13:31

Diario spirituale 1904-1905

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EUSTACHIO MONTEMURRO, Diario spirituale 1904-1905,
Alfredo Marranzini - Delia Trianni (curr.), Città Nuova, Roma 1998, 443 pp.

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Il Diario consta di tre parti.
La prima parte comprende le note scritte dal Montemurro durante gli Esercizi spirituali, fatti dal 19 al 28 maggio nell’episcopio di Gravina sotto la guida di don Saverio Valerio, e quelli in preparazione al presbiterato, fatti a Santeramo in Colle dal 17 al 23 settembre sotto la guida del p. Nicola Maria Matera, C.PP.S.
La seconda parte, 14 marzo-3 settembre 1905, delinea il graduale discernimento se Dio vuole che resti sacerdote diocesano o entri in un Ordine o Congregazione già fondati.
La terza parte raccoglie le riflessioni e i propositi scritti durante un ritiro, fatto nella casa dei Gesuiti di Bari dal 4 al 7 settembre 1905 sotto la guida del p. Michele Mancusi SJ, durante il quale il Montemurro si sente riconfermato nella sua idea di dare inizio alle due Congregazioni.
Il Diario, nel suo complesso, offre l’immagine di un sacerdote che dà il primato alle pratiche spirituali: celebrazione eucaristica, adorazione del SS. Sacramento, meditazione della Parola di Dio da cui trae ragione e forza per aiutare il prossimo. La sua giornata è piena di piccoli e grandi ministeri o servizi di carità, compiuti per il Signore, di cui contempla l’immagine nel prossimo.
La sua azione parte dalla contemplazione di Dio, è permeata dall’unione costante con Lui, termina a sera con un puntuale e fedele rendiconto come del servo al suo Padrone, per gl’interessi del quale ha lavorato tutto il giorno. Tutto è illuminato dalla fede, che gli dà coraggio nel portare il peso della tribolazione connessa con la fragilità umana e le esigenze dell’apostolato.
«Montemurro – scrive Gino Concetti dell’Osservatore Romano - usa immagini forti, che si rinvengono in scrittori mistici, per esprimere l’anelito del suo camminare con Cristo e la forte passione d’amore che lo spinge a rivelargli i segreti struggenti che lo tormentano e lo bruciano. Chi non entra nell’ottica mistica non riuscirà né a capire il vero significato, tanto meno a comprendere gli slanci, le potenzialità che sperimenta chi è infiammato dall’amore di Dio.
Gli scritti del suo Diario sono scintille e frammenti che nel nostro tempo corroso da opacità dissacranti, alimentano la speranza in quei valori che - soli - sono spirito e vita».

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